La costituzione e il metalmeccanico

 Genova – L’altro giorno rileggevo per puro caso la Costituzione. Era parecchio tempo che non mi succedeva, soprattutto di leggerla interamente e di seguito. E’ un testo semplice, accessibile, orgoglioso, molto moderno. Sembra scritto da un cavaliere vittorioso al termine della battaglia. Sembra il riassunto di un saggio storico. L’immagine in bianco e nero di un’Italia provata ma coraggiosa ed onesta.

Ammetto, a costo di sembrare un po’ un occhialuto, polveroso, e poco moderno cittadino italico, di essermi leggermente emozionato a tratti. Come può capitare con un bel romanzo. Niente lacrime, ovviamente, non esageriamo, ma un trasporto di cuore, di occhi. Chi non l’avesse mai letta lo faccia, forse mi capirà un po’ meglio senza pensare sia quel pericoloso schizofrenico nazionalista che non sono.

La prima parte è d’una limpidezza da stupire. La seconda risente chiaramente della mentalità vassalla che ci portiamo dietro dai tempi dei Comuni. Il linguaggio, in tutte le parti, è comunque attualissimo e stride già anche solo rispetto i decreti luogotenenziali precedenti alla liberazione (ovvero sostanzialmente contemporanei alla Costituzione stessa). I difetti, considerando il periodo di emanazione e il tempo trascorso, sono certo minori dei pregi.

Un articolo mi ha particolarmente colpito, ed è il motivo per cui scrivo queste righe. Ammetto che non lo ricordavo assolutamente, tra i tanti. E, cercandolo sul web, vedo che non sono il solo ad aver avuto memoria corta.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. […]

Poi mi è capitato sotto mano il contratto dei metalmeccanici (quello in cui, tra l’altro, ricade anche la maggior parte degli informatici), e ho capito d’un lampo tante cose sui problemi dell’Italia. Una bella fetta dei contratti di lavoro italiani è incostituzionale.

(vignetta di Vauro da Il Manifesto; colori by Scripta Volant)

Luca Spinelli

Luca Spinelli

Giornalista svizzero, scrive prevalentemente di innovazione, diritto e società.

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2 Commenti

  1. frk

    Se la gente vivesse come al tempo in cui i la costituzione è stata scritta, i soldi del contratto dei metalmeccanici sarebbero più che dignitosi.

    Nel 1948 un operaio non avev automobile di proprietà (al max una bicicletta), non andava alle maldive in estate, non spendeva 100 euro al mese (a testa) in telefonate, non comprava adget tecnologici, non mangiava al ristorante (anzi spesso mangiava carne 1 volta a settimana), etc. etc.

    E’ il consumismo che ci uccide!

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  2. Alessio

    Hai ragione frk, si può vivere un’esistenza libera e dignitosa (anzi più libera e più dignitosa) senza necessità del cellulare da 500 euro o del maxischermo al plasma o di tutte queste inutili bischerate che dissangano gli ingenui.
    Chiaro che se si entra nel tunnel del consumismo non c’è contratto che tenga, qualsiasi stipendio sarebbe insufficiente.
    Certo che se dovessimo giudicare dal nro di supercellulari venduti, dal numero di auto ipertrofiche e costosissime che intasano le nostre città o dall’enorme successo che ha qualsiasi stupidata tecnologica (purchè costosissima), verrebbe da chiedersi: “ma dov’è questa crisi?”.

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